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Memotac Giugno - Luglio 2010

Pubblicato il 06/01/2010

Meritocrazia, addio

Riprendo il titolo e qualche riflessione da una dissertazione del giornalista Roberto Gervaso al quale mi accomuna molta parte delle mie esperienze nel settore della carta stampata e tutto dell'attuale Suo modo di intendere la Società, la Politica e il Lavoro. Dice, tra l'altro, con sintesi arguta: "La guerra alla meritocrazia è il più demagogico degli egualitarismi." Sembra l'epitaffio sulla tomba di una generazione che ha creduto nei Valori, si è battuta per essi, ha anteposto a tutto e spesso a tutti (famiglia compresa) il senso del dovere professionale, del massimo sacrificio per il bene della propria Azienda e, per essa e con essa, di tutta la Comunità. Tutto ciò, purtroppo, oggi non esiste più, appartiene ad un passato che ha il sapore del neolitico. E noi che siamo stati la Culla di quei Valori la vediamo disperdere attraverso interessi ben diversi e quasi sempre individuali. La Dirigenza della nostra Cooperazione che si fregiava del distintivo di appartenenza, oggi giace succube di politiche, di ideologie di comodo, di aggregazioni di opportunità. La meritocrazia è valutata sulla base della inclinazione della schiena ed il ruolo relazionato alla capacità di assumere le funzioni di portaborse dei nuovi capitani di ventura. Ebbene sì, siamo giurassici con le nostre nostalgie del passato, ma siamo orgogliosi di avere vissuto quelle esperienze e di sostenerle oggi e di portarle in eredità a chi avrà attributi e coerenza per sostenerle. La meritocrazia potrà essere calpestata da chi non ha interessi (se non personali) nell'Azienda, ma rimarrà in quanti non intendono appiattirsi all'arroganza e alla prepotenza dei "parvenus".


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